PES League Italia, Augusto Spedo campione single player, Supremacy Team campione clan!

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Domenica si sono tenute presso il Klima Hotel di Milano le finali nazionali di PES League Italia. I campioni di PES 2013 sono stati Augusto Spedo per il single player e il Supremacy Team per il campionato clan. Ecco il resoconto della giornata pubblicato su www.pesleague.it:

Quanti Messi abbiamo visto quest’anno? Decine e decine. E quanti Ronaldo nei tornei PES League? A centinaia. L’ultimo gol della stagione, però, quello più importante, quello che ha chiuso la finalissima sul 2-0… l’ha segnato Danny Welbeck. Basta questo per intuire l’importanza, la follia, il fascino e il segnale che Augusto Enrico Spedo, vent’anni da Verona, ha dato a tutta l’Italia di PES e non solo. Basterebbe questo, ma c’è molto altro: perché se prima Fear, e poi Ettorito hanno incarnato un futuro anteriore, un graduale passaggio di consegne intrecciato alla storia e ai personaggi più importanti del passato della PES League, Augusto è la rottura completa, il primo, netto e inconfondibile botto che arriva dalla “New Generation” con la firma in calce anche di Moreno Millarte. Iezzi e il fenomeno di Giovinazzo sono nati al tempi dei Kerobba, hanno vissuto il tramonto di una scuola che ormai sopravvive soltanto nell’orgoglio di vecchi leoni come Pavel, Legend o DemaSan, ne hanno appreso i dogmi e interpretato lo spirito attraverso un gioco e una console diversi. Augusto, forse, ha fatto ancora di più, e nella storia verrà ricordato come colui che ha cambiato il modo di giocare, riportando PES a un solo passo dal calcio reale. E siamo pronti a scommettere che tutti quelli che domenica erano al Klima, e tutti gli appassionati collegati via internet per seguire i live, una partitina col Manchester ora saranno proprio curiosi di farsela. Augusto primo imperatore, anche se a dirla tutta, nel vederlo così glaciale, serafico, imperturbabile.. un po’ di Kerobba l’ha ricordato. Quelli erano i tempi dell’Arsenal di Titì Henry, Spedo sceglie il Manchester United e difende la sua filosofia dall’inizio alla fine. Un modulo con difesa a quattro, altissima, un gioco sprezzante, vivo e credibile nella sua manovra corale, che lo porta a vincere l’ultima partita grazie a uno stupendo tiro da fuori di Rooney che non ricorda nessun frutto, e a una giocata a sorpresa, in profondità, che avrebbe fatto alzare in piedi anche Alex Ferguson. Spedo da Verona, ma con un toro sulla maglia: la Finale 2013 è la più surreale di sempre, perché la vince un player visionario sostenuto da un clan di pazzoidi. Rendiamoci conto, ma chi lo sente Alloa per un anno intero dopo che si è trovato in casa il Campione d’Italia!? In poche ora ha già spammato più di un PR della Baia Imperiale a ferragosto, seminando ovunque piume di pavone. A parte gli scherzi, i complimenti vanno fatti anche a loro, caciaroni e irriverenti (“Ettorito lo batto facile quest’anno“), ma capaci di affiancare alle boccacce anche i fatti, e i successi. Il PES Torino si è andato a prendere Augusto Spedo come la Juventus andò a scovare Del Piero a Padova, presenziando nel frattempo a tantissimi tornei PES League con gli altri player. Era già una realtà, ora è qualcosa in più perché in casa ha la stella del momento, con Augusto che non dimentica il team che ha creduto in lui al momento della festa.

Abbiamo detto tanto, ma su questa finale ci sono pagine da scrivere, e abbiate pazienza… questa è la news più importante dell’anno. Si è detto di Augusto, la cui seconda dedica va al papà che l’ha sempre accompagnato e incoraggiato, ora parliamo di Moreno Millarte. Perché comunque fosse finita l’ultima sfida, il verdetto sarebbe stato ugualmente clamoroso. Millarte il Tarantino, diverso da Spedo. Il sole di Madrid contro la pioggia di Manchester, Moreno è stato esponente eccelso di un manierismo pessisitico consolidato e diffuso, che tuttavia non è bastato di fronte alla spiazzante e sperimentale regia di Augusto. Il cappello, però, va tolto anche davanti a un ragazzo che arrivato a Milano praticamente senza un’ora di sonno insieme a Koppacolla, con la paglietta in testa e la voglia di divertirsi, si è trasformato in una mietitrice d’anime. Hermes Scandelli, Alessandro Rullo, Daniel De Martiis, Emiliano Spinelli e Fabio Caruso cedono il passo al futuro vicecampione d’Italia. Tanta tanta roba Moreno, da sconosciuto a semi-dio di PES nel giro di 24 ore. A proposito di divinità… che dire di Ettore? Se quella semifinale con Augusto l’avesse giocata dieci volte, l’avrebbe forse vinta almeno otto, perché se la rivoluzione di Spedo è tangibile, Ettorito chiude un’altra capelliana stagione da dominatore incontrastato: vincitore Ranking e Campione d’Italia clan con un biglietto in tasca per i Mondiali. E’ il fascino e la maledizione della finale in gara secca, ma in fondo è bello così: i rappresentanti italiani ai prossimi campionati del mondo saranno colui che ha dimostrato di essere il più forte durante tutto l’arco della stagione, insieme al player che in finale ha tirato fuori dal cilindro un coniglio bianco che ha conquistato tutti. Festeggia comunque Ettore, insieme a papà Cesare e al Team Supremacy che ha messo il fiocchetto al suo progetto nato in estate.

Netta la vittoria nella finale clan contro un Elminster dalla pancia un po’ troppo piena, e con alcuni uomini piuttosto appannati. La fame ha fatto la differenza, la cattiveria che i nuovi campioni hanno messo in questa finale posando la prima pietra di un lungo sentiero di battaglia. Perché pur onorando la New Team e lo Zena nel Pessimo, questi sono i clan destinati a duellare in futuro: lo spirito e la storia arancionera contro la ferocia e il firmamento di stelle Supremacy, che si espande come una galassia sopra il cielo di Milano. Si prendono una coppa a testa stavolta… ma la sfida è appena cominciata.
PIANO SEQUENZA Le immagini del Klima sono numerose, e tutte ancora vivide nella memoria di ciascuno dei presenti. C’è da ringraziare quel personaggio fantastico che è Pierluigi Pardo, la cui performance è stata un crescendo continuo tra battute, trovate, cronache. La “voce di PES” si aggira tra le postazioni, chiacchiera coi player, scherza sempre con la sua simpatia mai banale: Pardo era uno di noi ieri al Klima, e la passione unita alla professionalità più eccellente dimostrate durante le ultime battute del torneo sono state davvero qualcosa di strabiliante.

Una sala piena, un titolo in palio, e una telecronaca in diretta a ritmi serrati che ha fatto capire perché “il Pier” sia uno dei più apprezzati nel suo mestiere. Ci ricorderemo, eccome, di Natasha e Roberta, ma dall’inizio alla fine della giornata le istantanee da ricordare sono state tantissime. Il derby Elminster ai quarti tra Salvahimovic e Van Nistelrooy con il napoletano che sarà l’arancione più splendente alla fine, così come l’impresa di David Da Silva, bravissimo, capace di mettere in difficoltà Ettorito fino all’ultimo togliendogli energie preziose. Evil Sayan ha dimostrato che a Parma non era arrivato secondo per caso, DemaSan e Legend hanno sparato cartucce importanti facendo vedere come certa classe può rimanere immutata, Torricelli si è comunque tolto delle ottime soddisfazioni… e poi Di Sabatino. Suo uno degli scatti più intensi: ai trentaduesimi arriva ai rigori contro Spedo, ha sui piedi la palla della vittoria, un rigore, un solo rigore messo dentro e il destino avrebbe preso un altro corso. Ma lo sbaglia, Augusto vince, tira un sospiro e va a scrivere la storia. I cannoli di un bandanato Milvusss si sono fatti apprezzare non poco assieme ai cimeli di colui che è il secondo maggior collezionista al mondo di gadget e prodotti con il marchio di PES; la meraviglia di un Putzu subito beniamino, le presenze rassicuranti di Montes, un fratellone, o di Auron, che chissà quanti tra i ragazzi della nuova generazione avranno riconosciuto come uno dei grandi miti di PES. Continuiamo con il 2-1 Parma-Juventus che Scorpio rifila a SteoTNT sotto gli occhi di un gongolante Roberto Trasatti, o con l’esame affrontato da Alessandro Caffelli: uno con del talento, che adesso ha capito cosa significa trovarsi di fronte i più forti. Un gioco di luci infinito, col colore che pervade il Klima Hotel, per un giorno cuore di una comunità intera. Pardo ne approfitta, e ci marcia sulle più disparate differenze d’accento sottolineando una volta di più la dimensione nazionale dell’evento. Una carrellata lunga una giornata intera, che ognuno dei presenti ha vissuto a modo proprio, collezionando emozioni diverse, tutte personali. Ci scusiamo con tutti quelli che non siamo riusciti a citare, ma siete stati fantastici, ognuno di voi presenti, nessuno escluso.

In chiusura, ritorniamo ancora sul campione, perché questo pezzo è soprattutto suo. Augusto è un player nobile, uno che quando Millarte nella trance agonistica ha messo pausa con la palla in gioco, ha alzato il braccio come a dire: “tutto a posto ragazzi”. E’ stato scritto che la sua vittoria ha valenze diverse, ed è vero, e con qualche imbarazzo l’ha ammesso anche Ettore a domanda precisa di Pardo durante le premiazioni. Ha vinto un player che ha usato un approccio diverso, con una squadra diversa, dimostrando a tutti i parrucconi con l’alibi del “Quelli non giocano a calcio!”, che PES si può interpretare in tanti modi, vincenti in maniera differente. Augusto Spedo ha giocato un torneo da sogno, che gli è valso un titolo che non scorderà mai e che inciderà il suo nome sulla parete della storia. Probabimente non è il giocatore più forte di PES che c’è in Italia in senso assoluto, quello è Ettore: ma Augusto Spedo Erbatigol, oggi, è qualcosa di ancora più importante: il simbolo di una filosofia nuova che, se coltivata davvero, potrà portare la PES League su nuovi livelli di spettacolo e coinvolgimento.
Mandiamo ai mondiali una strana coppia, un pugliese doc e un ragazzo con l’accento di Malesani. Il Figlio di Cesare e il Baby Face Killer (la citazione ha portato fortuna!), la certezza e la scommessa italiane al cospetto del mondo per dimostrare che quel titolo iridato, già conquistato da Ettore nel 2011… può essere ancora nostro!

IN BOCCA AL LUPO RAGAZZI!