Sono sempre stato un ragazzo abbastanza particolare o meglio,le circostanze mi avevano portato a esserlo.In casa mia ce ne eravamo sempre sbattuti di River,Boca e ste cazzate:a casa mia si tifava il Genoa.Mio padre era un pescatore,un uomo con i calli sulle mani.Era venuto qui in Argentina negli anni cinquanta quando aveva 8 anni ,alla fine della seconda guerra mondiale, è sempre stato un uomo duro,tutto d'un pezzo,un uomo che intimoriva solo a guardarlo.Sono cresciuto con il suo sguardo di ghiaccio e con un pallone sotto al braccio.Il mio primo ricordo è uno, bellissimo:io e mio padre davanti alla radio che esultiamo ad un gol di un giocatore,il cui nome non ricordo neanche più, ma ricordo i colori.Il rosso e il blu e un grifone sullo stemma.Ecco perché non ci credo :il Genoa vuole me?Guardo il soffitto con gli occhi sbarrati e mi viene in mente come al solito quel momento.Quando un hijo de puta mi strappó il sogno della vita,ma ormai sono passati tanti anni,ho fatto stage a Barcellona,a Torino e a Monaco di Baviera.Ho lavorato come Match Analyst,qui in Argentina al River Play e vedere tutti quei giocatori meravigliosi non mi ha dato neanche la metà dell'emozione che mi dà sapere che il mio Genoa mi vuole.Scusate non mi sono presentato,mi chiamo Marcos Picasso sono un'allenatore che sta per vedere un sogno esaurirsi.
Richiamo il señor Preziosi e rispondo solo con una parola:Si.
Richiamo il señor Preziosi e rispondo solo con una parola:Si.

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