PES League – Sale, che ascensore per la finale!

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Nel 2008 il “Sale” della PES League era Close Bracket, terzo sul podio di uno degli eventi più incredibili di sempre dopo una partita memorabile vinta contro Achtung Baby (che in quel momento stava giocando uno dei migliori PES del millennio), subito dietro al duo Kerobba-Legend protagonisti di San Siro. Erano altri tempi: Ettorito era ancora nel suo uovo di drago, mentre nel continente i grandi tirannosauri del pad si azzannavano scrivendo la storia. Sono cambiati volti, clan, console… ma se in tutto questo dei corsi e ricorsi ci potranno essere, chissà che il nuovo Sale, Giuseppe stavolta, non sarà quello di Sassari. Vincente davanti a una vecchia conoscenza come Alessandro Sias, il campione sardo 2015 mette in riga anche Emanuele Vacca e Francesco Manca, qualificandosi all’evento videoludico più importante d’Italia in rappresentanza di una regione straordinaria come la Sardegna. l’iPub di via Duca degli Abruzzi ha emesso il suo verdetto (buono anche il quarto di finale di Matteo Betzu), ma per la grande isola non è ancora finita qui in questa PES League 2015, e a tutti gli amici e appassionati va un bell’arrivederci al prossimo appuntamento che arriverà presto!

Non è finita come la battaglia incredibile tra l’Ordine dei Cavalieri e il Team Supremacy, che nel terzo atto di Acerra di arricchisce di un nuovo capitolo di narrazioni. Un duello, arbitrato ancora una volta da Amedeo, che ha rafforzato due certezze che in molti avevano già fatto proprie: la prima, quasi scontata, è che per scalzare Ettore Giannuzzi dal primo posto del Ranking ci vorrà davvero un’impresa senza precedenti. La seconda, è che l’Ordine dei Cavalieri ha qualità, cattiveria e organizzazione per puntare seriamente al titolo per clan. Lo dice l’andamento dell’ultimo Master campano, lo dicono dei ranking dove il Cesareo torna a sedersi sul Trono di PES, mentre gli Chevaliers comandano sui sette regni. E lo raccontano in questa guisa anche gli scontri che hanno animato l’ultimo evento del “Principe Errico”: risultati che parlano e inquadrano il momento storico di PES, riportando in auge personaggi finora troppo sopiti. A tal proposito il match finale sembra esclamare: “Tubelli è tantissima roba, e può cominciare ora a sbattere contro il muro, e a rialzarsi finché non raggiungerà il livello del player più grande di tutti i tempi”. La finalina invece reca un’effige che recita più o meno così: “Nicaldan, il gigante che scopre il fianco per un istante appena, dove soltanto la classe può arrivare a far male”. Fortissimo, ma non ancora perfetto Lillo come la sua carriera del resto dimostra, battuto da un Mattia Pallotta in versione “Juza delle Nuvole”, con Piercarlo Mauri che non si offenderà per la rispettosa citazione. Classe che il campione degli Elminster riscopre come quella dei gironi migliori del Tardini, che dà ossigeno a un clan che pur sopravanzato nelle classifiche, resta il più orgoglioso della penisola. Acerra, tuttavia, è tanto altro assieme alle prime quattro posizioni: c’è la conferma di Germano Millarte a protagonista degli eventi più importanti, in una maturazione che l’ha portato ora a giocarsela davvero con tutti. C’è la riscossa dello stallone di un Balboa che esce imbattuto da un girone con Renzo e Ettore, e poi si arrende a Tubelli ai quarti ma soltanto dopo aver dato una risposta vera alle difficoltà mostrate ultimamente. C’è il bel ritorno di Francesco Giove, la consueta prestazione solida di Fabio Caruso, la nuova imbarcata di 123Stella, l’ennesima traferta pazza di Deejay, Crazy e gli altri: in poche parole, un’altra grande giornata di PES confezionata dalle sapienti mani di Amedeo, e regalata agli annali del campionato nazionale.

In tutto questo, però, abbiamo parlato troppo poco di Ettore. Grazie all’oro di Acerra Giannuzzi è l’unico ad aver vinto per tre volte in questa stagione (Messina e Corigliano gli altri successi). Il trionfo di Acerra, però, in quanto a peso specifico è decisamente l’affermazione più importante poiché arrivata proprio in casa del nemico, mentre orde di cavalieri erano pronti a fargli la festa. Questo, non fa che confermare una volta di più la superiorità e la maturità di un player che oggi ancora non ha rivali sul lungo periodo in Italia, e probabilmente ne avrebbe pochissimi anche nel mondo. L’esempio di un Renzo Lodeserto, che stecca ancora comeil compagno di squadra che in gara prende spesso la paga, sottolinea la differenza tra i grandi, quelli che hanno la stoffa e il talento anche per vincere un titolo italiano…e i fenomeni che quel titolo sono li a giocarselo ogni anno…

…Da favoriti!