Nel cuore del Merseyside...
F.C. EVERTON


INTRODUZIONE CARRIERA
Se si pensa a grandi club in crisi i nomi sono tanti. Se si pensa a grandi club in crisi in Premier è inevitabile pensare al Manchester United.
C’è però un altro club, piuttosto iconico, con le dovute proporzioni con lo United ovviamente, a soffrire da anni una crisi non indifferente. Parliamo dei cugini del più blasonato Liverpool, ovvero l’Everton.
Il club viene da una gestione finanziaria scellerata, che l’ha letteralmente ricoperto di grossi debiti.
Al contempo, però, è appena passato sotto una nuova proprietà, quella dei Friedkin (sì, gli stessi proprietari della Roma).
Friedkin e il proprietario dell'Everton Farhad Moshiri hanno infine trovato l'accordo per il passaggio di proprietà che mette fine a mesi di incertezza per il club di Liverpool
Moshiri è probabilmente il simbolo, nonché il principale responsabile, del tracollo che l’Everton ha vissuto negli ultimi sei anni. Questo disastro dirigenziale, apparentemente incomprensibile, nasce in un gigantesco circolo vizioso di scelte ambiziose spesso non aderenti alla realtà che hanno portato il club da essere una contender per l’Europa nel campionato più difficile del mondo alla lotta per la salvezza. Vediamo come si è arrivati a questo punto...
GLI ULTIMI SEI ANNI…
Gli errori dell’Everton si somigliano tutti tra di loro e iniziano da lontano. Nel 2016 viene scelto come nuovo allenatore Ronald Koeman. L’idea è di aprire un progetto tecnico nuovo con un tecnico dalla precisa identità. Dopo una prima ottima stagione, però, Koeman paga una brutta partenza e viene licenziato, al suo posto Sam Allardyce. Il suo arrivo sulla panchina implica allora un rigetto delle idee del tecnico olandese, totalmente all’opposto di quelle del suo successore.

Koeman e Allardyce, i primi due tecnici ''bruciati'' dal ciclo dei Toffees
Allardyce firma un contratto da quasi 10 milioni di sterline e, si può pensare, sarà lui a plasmare l’Everton del futuro. Ma non è così: a fine stagione Allardyce viene esonerato e sostituito da Marco Silva. Dopo un anno e mezzo è Marco Silva a essere rigettato dall’Everton e sostituito da un top come Ancelotti.

Neanche Carlo Ancelotti è riuscito a invertire la rotta della squadra. In foto anche il predecessore Marco Silva
Il tecnico italiano è il primo a rompere questo continuo ciclo di licenziamenti e nuovi progetti. È lui nell’estate del 2021 ad annunciare il suo addio per tornare al Real Madrid. L’Everton finisce per scegliere Rafa Benitez, che tra l’altro è storicamente legato ai rivali del Liverpool. Questo è, con ogni probabilità, il momento in cui la mediocrità dell’Everton inizia a declinare verso il dramma.
Benitez comincia bene: l’Everton vince quattro delle prime sei partite della nuova gestione e riesce a strappare anche un pareggio contro il Manchester United.
Il crollo però è dietro l’angolo e nelle successive dieci partite l’Everton raccoglie una sola vittoria. L’approccio di Benitez finisce per penalizzare molti dei giocatori dei Toffees. Il più danneggiato è Lucas Digne, che negli anni precedenti era stato uno dei terzini più creativi dell’intera Premier ma che con l’allenatore spagnolo peggiora le sue prestazioni. Lo stesso Digne sembra insofferente alla situazione e quando Benitez decide di togliergli tutte le responsabilità sui calci piazzati la situazione deflagra: a inizio dicembre i due hanno una lite davanti alla squadra e il francese viene messo fuori rosa.
Nella gestione di questa lite, la dirigenza dell’Everton mostrerà tutti i suoi limiti. Prima si schiera dalla parte di Benitez, cedendo il terzino all’Aston Villa nel mercato di gennaio per accontentare l'allenatore, salvo poi licenziarlo tre giorni dopo, praticamente ripudiando la scelta fatta tre giorni prima.
Non si mostrerà particolarmente illuminata neanche nella scelta del sostituto, quando la situazione prenderà una piega quasi comica, l'allenatore portoghese Vitor Pereira rilascia un’intervista a Sky in cui racconta il suo colloquio con Moshiri e la dirigenza dell’Everton: «Penso che siano stati entusiasti di ciò che ho proposto: un gioco intenso, fatto di pressing e di possesso». Aggiunge poi: «Ho ricevuto un buon feedback». Il 31 gennaio l’Everton annuncia invece che il suo nuovo allenatore sarà Frank Lampard.

Lampard e Benitez, due bandiere di Chelsea e Liverpool, a loro volta progetti fallimentari in quel del Merseyside
Rispetto alle proposte ambiziose di Vitor Pereira, Lampard presenta un Everton meno spettacolare ma non per questo più efficace. Con l’ex centrocampista del Chelsea in panchina arrivano otto sconfitte nelle successive undici partite di Premier League, con l’Everton finisce in zona retrocessione a inizio aprile. Saranno poi Richarlison, Anthony Gordon e soprattutto Jordan Pickford a tenere l’Everton in Premier. In particolare, Pickford diventa forse il vero eroe di quella stagione con due partite incredibili contro Manchester United e Chelsea.
Dopo una stagione come l’ultima, da una dirigenza ambiziosa come quella dell’Everton ci si sarebbe aspettato un mercato importante, ma l’unico acquisto nelle prime settimane di mercato, però, è lo svincolato difensore centrale Tarkowski, appena retrocesso con il Burnley. Mentre, ancora prima dell’apertura del mercato, era arrivata la cessione di Richarlison al Tottenham.
Il sostituto del brasiliano arriva a sole due settimane dall’inizio della stagione ed è Dwight McNeil. McNeil è quasi il negativo di Richarlison: un esterno mancino, con un bagaglio tecnico modesto, usato principalmente come arma per far risalire il pallone e riempire l’area di cross, reduce da una stagione senza gol e con un solo assist nel Burnley.
Jamie Carragher ha, giustamente, espresso con grande violenza le sue perplessità: «L’Everton è il club peggio gestito di tutto il paese», ha detto l'ex giocatore del Liverpool oggi commentatore di punta per Sky, «I club che sono gestiti bene hanno un’identità, costruiscono un gruppo di giocatori e scelgono un allenatore adatto. L’Everton si muove da un estremo all’altro dello spettro».

L'ultimo tecnico, Sean Dyche
Dopo il fallimento anche del progetto-Lampard, arriva Dyche.
La retrocessione, inevitabilmente, sarebbe lo scenario più inquietante per l’Everton. Il club è uno dei sei che hanno disputato tutte le stagioni di Premier League dalla sua nascita a oggi e non retrocede dal 1951.
Al suo debutto sulla panchina dell'Everton, Dyche ha schierato l'Everton con un 4-3-3 molto ordinato e combattivo.
Un calcio a volte efficace, ma a lungo termine che non scalderà mai il cuore dei tifosi e non otterrà mai risultati notevoli, lasciando l’Everton “galleggiare” nella lotta salvezza.

Questa Carriera si baserà su un “WHAT IF” ossia avrà luogo in uno spazio temporale collocato nel maggio/giugno 2024 con l’esonero di Dyche e l’inizio di un nuovo ciclo societario dell’Everton.
Ho immaginato una società acquistata da Friedkin con anticipo, e una società affidata a vecchie bandiere del club.
Obiettivi della nuova dirigenza:
-Far tornare l’Everton a lottare per l’Europa entro tre stagioni
-Far tornare il club a essere una squadra della parte destra entro una stagione
-Costruire una squadra futuribile senza spese folli e con una gestione oculata del mercato
-Puntare su giovani britannici ricostruendo la squadra
-Cercare di “scollarsi” dalla percezione di club caotico e senza identità e finalmente guardare avanti
F.C. EVERTON

INTRODUZIONE CARRIERA
Se si pensa a grandi club in crisi i nomi sono tanti. Se si pensa a grandi club in crisi in Premier è inevitabile pensare al Manchester United.
C’è però un altro club, piuttosto iconico, con le dovute proporzioni con lo United ovviamente, a soffrire da anni una crisi non indifferente. Parliamo dei cugini del più blasonato Liverpool, ovvero l’Everton.
Il club viene da una gestione finanziaria scellerata, che l’ha letteralmente ricoperto di grossi debiti.
Al contempo, però, è appena passato sotto una nuova proprietà, quella dei Friedkin (sì, gli stessi proprietari della Roma).
Friedkin e il proprietario dell'Everton Farhad Moshiri hanno infine trovato l'accordo per il passaggio di proprietà che mette fine a mesi di incertezza per il club di Liverpool
Moshiri è probabilmente il simbolo, nonché il principale responsabile, del tracollo che l’Everton ha vissuto negli ultimi sei anni. Questo disastro dirigenziale, apparentemente incomprensibile, nasce in un gigantesco circolo vizioso di scelte ambiziose spesso non aderenti alla realtà che hanno portato il club da essere una contender per l’Europa nel campionato più difficile del mondo alla lotta per la salvezza. Vediamo come si è arrivati a questo punto...
GLI ULTIMI SEI ANNI…
Gli errori dell’Everton si somigliano tutti tra di loro e iniziano da lontano. Nel 2016 viene scelto come nuovo allenatore Ronald Koeman. L’idea è di aprire un progetto tecnico nuovo con un tecnico dalla precisa identità. Dopo una prima ottima stagione, però, Koeman paga una brutta partenza e viene licenziato, al suo posto Sam Allardyce. Il suo arrivo sulla panchina implica allora un rigetto delle idee del tecnico olandese, totalmente all’opposto di quelle del suo successore.

Koeman e Allardyce, i primi due tecnici ''bruciati'' dal ciclo dei Toffees
Allardyce firma un contratto da quasi 10 milioni di sterline e, si può pensare, sarà lui a plasmare l’Everton del futuro. Ma non è così: a fine stagione Allardyce viene esonerato e sostituito da Marco Silva. Dopo un anno e mezzo è Marco Silva a essere rigettato dall’Everton e sostituito da un top come Ancelotti.

Neanche Carlo Ancelotti è riuscito a invertire la rotta della squadra. In foto anche il predecessore Marco Silva
Il tecnico italiano è il primo a rompere questo continuo ciclo di licenziamenti e nuovi progetti. È lui nell’estate del 2021 ad annunciare il suo addio per tornare al Real Madrid. L’Everton finisce per scegliere Rafa Benitez, che tra l’altro è storicamente legato ai rivali del Liverpool. Questo è, con ogni probabilità, il momento in cui la mediocrità dell’Everton inizia a declinare verso il dramma.
Benitez comincia bene: l’Everton vince quattro delle prime sei partite della nuova gestione e riesce a strappare anche un pareggio contro il Manchester United.
Il crollo però è dietro l’angolo e nelle successive dieci partite l’Everton raccoglie una sola vittoria. L’approccio di Benitez finisce per penalizzare molti dei giocatori dei Toffees. Il più danneggiato è Lucas Digne, che negli anni precedenti era stato uno dei terzini più creativi dell’intera Premier ma che con l’allenatore spagnolo peggiora le sue prestazioni. Lo stesso Digne sembra insofferente alla situazione e quando Benitez decide di togliergli tutte le responsabilità sui calci piazzati la situazione deflagra: a inizio dicembre i due hanno una lite davanti alla squadra e il francese viene messo fuori rosa.
Nella gestione di questa lite, la dirigenza dell’Everton mostrerà tutti i suoi limiti. Prima si schiera dalla parte di Benitez, cedendo il terzino all’Aston Villa nel mercato di gennaio per accontentare l'allenatore, salvo poi licenziarlo tre giorni dopo, praticamente ripudiando la scelta fatta tre giorni prima.
Non si mostrerà particolarmente illuminata neanche nella scelta del sostituto, quando la situazione prenderà una piega quasi comica, l'allenatore portoghese Vitor Pereira rilascia un’intervista a Sky in cui racconta il suo colloquio con Moshiri e la dirigenza dell’Everton: «Penso che siano stati entusiasti di ciò che ho proposto: un gioco intenso, fatto di pressing e di possesso». Aggiunge poi: «Ho ricevuto un buon feedback». Il 31 gennaio l’Everton annuncia invece che il suo nuovo allenatore sarà Frank Lampard.

Lampard e Benitez, due bandiere di Chelsea e Liverpool, a loro volta progetti fallimentari in quel del Merseyside
Rispetto alle proposte ambiziose di Vitor Pereira, Lampard presenta un Everton meno spettacolare ma non per questo più efficace. Con l’ex centrocampista del Chelsea in panchina arrivano otto sconfitte nelle successive undici partite di Premier League, con l’Everton finisce in zona retrocessione a inizio aprile. Saranno poi Richarlison, Anthony Gordon e soprattutto Jordan Pickford a tenere l’Everton in Premier. In particolare, Pickford diventa forse il vero eroe di quella stagione con due partite incredibili contro Manchester United e Chelsea.
Dopo una stagione come l’ultima, da una dirigenza ambiziosa come quella dell’Everton ci si sarebbe aspettato un mercato importante, ma l’unico acquisto nelle prime settimane di mercato, però, è lo svincolato difensore centrale Tarkowski, appena retrocesso con il Burnley. Mentre, ancora prima dell’apertura del mercato, era arrivata la cessione di Richarlison al Tottenham.
Il sostituto del brasiliano arriva a sole due settimane dall’inizio della stagione ed è Dwight McNeil. McNeil è quasi il negativo di Richarlison: un esterno mancino, con un bagaglio tecnico modesto, usato principalmente come arma per far risalire il pallone e riempire l’area di cross, reduce da una stagione senza gol e con un solo assist nel Burnley.
Jamie Carragher ha, giustamente, espresso con grande violenza le sue perplessità: «L’Everton è il club peggio gestito di tutto il paese», ha detto l'ex giocatore del Liverpool oggi commentatore di punta per Sky, «I club che sono gestiti bene hanno un’identità, costruiscono un gruppo di giocatori e scelgono un allenatore adatto. L’Everton si muove da un estremo all’altro dello spettro».

L'ultimo tecnico, Sean Dyche
Dopo il fallimento anche del progetto-Lampard, arriva Dyche.
La retrocessione, inevitabilmente, sarebbe lo scenario più inquietante per l’Everton. Il club è uno dei sei che hanno disputato tutte le stagioni di Premier League dalla sua nascita a oggi e non retrocede dal 1951.
Al suo debutto sulla panchina dell'Everton, Dyche ha schierato l'Everton con un 4-3-3 molto ordinato e combattivo.
Un calcio a volte efficace, ma a lungo termine che non scalderà mai il cuore dei tifosi e non otterrà mai risultati notevoli, lasciando l’Everton “galleggiare” nella lotta salvezza.
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Questa Carriera si baserà su un “WHAT IF” ossia avrà luogo in uno spazio temporale collocato nel maggio/giugno 2024 con l’esonero di Dyche e l’inizio di un nuovo ciclo societario dell’Everton.
Ho immaginato una società acquistata da Friedkin con anticipo, e una società affidata a vecchie bandiere del club.
Obiettivi della nuova dirigenza:
-Far tornare l’Everton a lottare per l’Europa entro tre stagioni
-Far tornare il club a essere una squadra della parte destra entro una stagione
-Costruire una squadra futuribile senza spese folli e con una gestione oculata del mercato
-Puntare su giovani britannici ricostruendo la squadra
-Cercare di “scollarsi” dalla percezione di club caotico e senza identità e finalmente guardare avanti





























